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L’altra sera in un ottimo ristorante (ottimo per forza, considerata la batosta economica) A. mi diceva che a 21 anni DEVE fare tante esperienze. Il verbo non mi è piaciuto molto e il suo ragionamento era, in sintesi, che considerata l’età è necessario fare certe cose, a prescindere dal fatto che le si vogliano fare per curiosità sincera o meno. In pratica: andare a feste in posti sperduti, provare sostanze di qualsiasi tipo, lanciarsi col paracadute, drogarsi ecc ecc non perchè si vuole, ma proprio perchè si DEVE.
Ammetto di non aver apprezzato particolarmente il discorso, ma forse sono vecchia dentro io.
In compenso ho passato giorni splendidi tra sole, prati e persone meravigliose
e in questo momento sto attentando alla mia vita con una crema micidiale
a base di margarina, cacao e zucchero.
E non perchè devo, ma perchè VOGLIO.
Ecchecappero!
Troppo cerebrale per capire
che si può star bene senza calpestare il cuore,
ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi
come sulle aiuole.
Stasera vorrei dire tante cose, ma non so da che parte incominciare.
E.R. a volte mi spezza il cuore.
Non ha senso questo post, ma fa lo stesso.
Punto.
In extremis, ma sono salva.
Dopo neanche tre mesi eri diventata un incubo ma me ne sono accorta solo dopo, quando ho provato un immenso sollievo per una settimana in seguito alla tua “scomparsa” dal corso. Finalmente posso sentire lo squillo di un cellulare senza sentirmi male, posso riprendere tutti gli impegni di questo mondo senza doverti tenere in conto, neanche fossimo stata unite da un grande amore. Posso andare in giro con persone che non mi fanno vergognare in pubblico.
Abbiamo passato dei bei momenti insieme, non lo nego. Ho tentato di provare qualche senso di colpa per averti mandata così in crisi ma d’altra parte sei appena maggiorenne, ci siamo passati tutti, qualche facciata fa bene.
Buon tutto.
Aggiornamento 24.2.07:
ho trovato il tuo blog anche se hai cambiato indirizzo. Leggo gli stessi nomi, le stesse battute.
In un post hai usato alcune mie espressioni tipiche, ma vedo che non hai parlato di quello che è successo.
Mi aspettavo vomitassi il tuo rancore, la tua rabbia o la tua felicità, ma aveva ragione chi mi diceva che come ti eri attaccata troppo presto, velocemente ti saresti staccata.
Alla faccia dei miei sensi di colpa. Meno male. Ora l’unico inconveniente è il rischio di incontrarti per caso in centro, ma c’è sempre la chance del far finta di niente e camminare veloce.
Ancora buon tutto.
Quando si apre un nuovo blog le aspettative, normalmente, sono alte. Si progettano grandi interventi e commenti. Invece io sono in fuga, profuga di un blog che tutte le persone del caso conoscono, riconducibile a me con tanto di nome e cognome. Questo sarà un blog probabilmente inutile per voi, ma non per me. Niente utilità sociale, niente cronaca, niente giochetti da giornalista come usa tanto adesso nella blogosfera. Voglio prendermi la soddisfazione di postare anche solo un’immagine, un pensiero, una frase senza dover pensare a quali saranno i commenti “dal vivo” di chi mi conosce, senza dover spiegare perchè ho cambiato colore del template o eliminato una lista di qualcosa.
Questo blog sarà mio.

