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Questa settimana è precisamente così:
“When you try your best, but you don’t succeed
When you get what you want but not what you need
When you feel so tired but you can’t sleep”
Sono stanchissima: studio ma è come se non studiassi,
vado al tirocinio e ne esco senza forze
(sono arrivata al punto di implorare gli operatori che mi facessero riapparecchiare i tavoli pur di fare qualcosa altrimenti le ore
non passavano più),
arrivo nel letto senza sonno e dormo poche ore (agitate da mille sogni)
per poi essere più stanca di prima.
Oggi credo di aver fatto un po’ la gatta, ho avuto un mezzo successo, poi il crollo,
poi una piccola ma rilevante informazione che mi fa supporre di essere semplicemente
un filino paranoica…
Ma è la solita storia: when you get what you want but not what you need.
Informazione di servizio che cambierà la vita a chiunque legga: mi sono comprata un cappottino leggero nero e un maglione verde, ma soprattutto un’altra magliettina S.
Il piacere che provo nel poter comprare tranquilla in un negozio da qualche mese a questa parte non ha prezzo,
se considerate che a giugno 2006 portavo taglie forti e ora vesto sul 44.
(o meglio, un prezzo lo ha, ma non essendo mai stata una patita dello
shopping i danni sono molto limitati).
Stasera teatro, anche se la mia voglia di uscire nuovamente di casa è pari allo 0,01%…
Giusto per rimanere ferma nelle mie decisioni (vedi post precedente) tra poco ho appuntamento per un aperitivo
super alcolico.
Il mio fegato sta preparando i bagagli. Io no!

Dovrebbero abolire il sabato pomeriggio a casa, anzi, proibirlo. Fuori dev’essere stata una bella giornata, non lo so. Ho acceso una candelina alla finestra e mi è sembrata un’aria primaverile. Chiusa in casa come un topo in trappola, sogno lande desolate ma alla fine sono sempre qui. Più devo stare a casa e più ho voglia di uscire, ma fino a lunedì non se ne parla. Di là arrivano i soliti lamenti, sospiri e sbuffi, ma ormai è un’abitudine, rischio di non sentirli neanche più, non è affar mio.
Aspetto. No. Aspetto.
Lunedì sarà il solito gioco: ”facciamo a gara a chi non guarda l’altro per più tempo”. No. Lunedì sarà il solito gioco: ”facciamo a gara a chi non guarda l’altro per più tempo”.
Ho bisogno di aria.
L’ho visto oggi mentre camminava con sua madre. Aveva un sacchetto di carta in mano e addosso il solito cappotto.
Stranamente non stava parlando, camminava a testa bassa in silenzio, come un bambino in punizione.
Vederlo per caso mentre ero seduta su un autobus e sapere che le sue giornate sono fatte di tutto tranne che di qualsiasi (anche negativo) pensiero nei miei confronti un pochino fa male.
D’altra parte non potrebbe essere altrimenti.
Ma va bene così.
Oggi al corso ero seduta tra due colleghe, una più in crisi dell’altra per i soliti motivi.
Essere single ha i suoi vantaggi, decisamente.
(anche se guardare ER con come unica compagnia la gatta a volte fa un po’ riflettere)

