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…sta lievitando.

Focaccia

(una delle varie ricette… tentiamo tutti di replicare la vera focaccia dei panifici genovesi facendo del nostro meglio, ma non si garantiscono i risultati)

500 gr di farina
acqua tiepida (corrispondente a 1 etto)
olio EVO
sale
1 cucchiaino di zucchero
25 gr di lievito di birra fresco

Procedimento
Mettere la farina in una ciotola e salarla con sale fino.
Far sciogliere il lievito nell’acqua con lo zucchero in un bicchiere (o in una ciotolina).
Mettere l’acqua al centro della farina e cominciare ad amalgamare.

Non farsi prendere dal panico se si spezzetta tutto, aggiungere olio e se necessaria ancora un po’ d’acqua. Continuare a lavorare l’impasto finchè non si forma una palla compatta.
Far lievitare un’ora, coperta da una salvietta di stoffa (insomma, qui a Genova si direbbe da una “picagetta”).
Stendere la pasta di uno spessore tipo pizza e praticare i buchini con i polpastrelli.
Irrorarla di olio e mettere il sale grosso (chi ha scritto questa ricetta consiglia di pestare il sale in mortaio).
Far lievitare ancora 10/15 minuti.
Cuocere 15 minuti in forno preriscaldato a 200°

Gustare. La cottura determina radicalmente il risultato, ma è ottima comunque!

Da mangiare rovesciata in modo che le papille gustative incontrino prima il sapore ardito del sale, poi quello gentile dell’olio e, infine, quello rassicurante della pasta.

Mi è arrivata quest’email poco fa:

Soggetto: Hai ricevuto un invito per un caffè insieme

“Mi piacerebbe sapere qualcosa di te.
Non sono un giovane, non ho problemi economici e mi piacerebbe passare delle ore con te.
Se sei interessata lascio a te la discrezione e le modalita’ dell’incontro
ciao ***nome***”

Ora… vorrei sapere nello specifico cosa intende per “non sono un giovane” e “non ho problemi economici”. Ha 80 anni ed è ricco? Vuole pagarmi per bere un caffè? Mi immagino la scena: arrivo in un bar e trovo al bancone un vecchietto con sciarpa firmata che mi stringe la mano, mi guarda dalla testa ai piedi e poi dopo cinque minuti di conversazione imbarazzata e forzata fa una finta chiamata con il cellulare e mi dice “mi spiace, mia moglie si è sentita male, ci sentiamo”.

Nella mia immaginazione persino gli ottantenni (ricchi) scappano.

Comunque, caro *** NON sono interessata e quindi ho il coltello dalla parte del manico almeno virtualmente, ma è divertente vedere come un profilo compilato per bene (sincero, oltretutto) attiri le persone.

Quando si apre un nuovo blog le aspettative, normalmente, sono alte. Si progettano grandi interventi e commenti. Invece io sono in fuga, profuga di un blog che tutte le persone del caso conoscono, riconducibile a me con tanto di nome e cognome. Questo sarà un blog probabilmente inutile per voi, ma non per me. Niente utilità sociale, niente cronaca, niente giochetti da giornalista come usa tanto adesso nella blogosfera. Voglio prendermi la soddisfazione di postare anche solo un’immagine, un pensiero, una frase senza dover pensare a quali saranno i commenti “dal vivo” di chi mi conosce, senza dover spiegare perchè ho cambiato colore del template o eliminato una lista di qualcosa.

Questo blog sarà mio.