L’altra sera in un ottimo ristorante (ottimo per forza, considerata la batosta economica) A. mi diceva che a 21 anni DEVE fare tante esperienze. Il verbo non mi è piaciuto molto e il suo ragionamento era, in sintesi, che considerata l’età è necessario fare certe cose, a prescindere dal fatto che le si vogliano fare per curiosità sincera o meno. In pratica: andare a feste in posti sperduti, provare sostanze di qualsiasi tipo, lanciarsi col paracadute, drogarsi ecc ecc non perchè si vuole, ma proprio perchè si DEVE.
Ammetto di non aver apprezzato particolarmente il discorso, ma forse sono vecchia dentro io.

In compenso ho passato giorni splendidi tra sole, prati e persone meravigliose

e in questo momento sto attentando alla mia vita con una crema micidiale

a base di margarina, cacao e zucchero.

E non perchè devo, ma perchè VOGLIO.
Ecchecappero!

see the storm is broken
in the middle of the night
nothing left here for me
it’s washed away
the rain pushes
the buildings aside
the sky turns black
the sky
wash it far
push it out to sea
there’s nothing left here
for me
i watch it lift up to the sky
i watch it crush me
and then i die

Quando ci si aspetta il peggio arrivano delle sorprese inquietanti.
Sei lì, in corridoio, con la testa ovattata dal sonno e…

“Vorrei fuggire lontano da qui. Vieni con me?”

Ora aspetto che la legge di Murphy mi distrugga questo momento.

(domani  sarà un giorno peggiore, vedrai. semi-cit., ah ah)

Pillola del giorno:

se non dovete farlo per forza direi che potete evitare di leggere

“Agostino” di Moravia.

Gli esami si avvicinano. La situazione è stagnante.

Ho dei pacchi da spedire. Film da vedere. Libri da leggere.

Attacchi di panico per colpa di Msn.

(o meglio, per colpa sua. Basta, basta, basta.

Forse era meglio pensare che mi avesse bloccato,

vederlo online tutto il giorno senza neanche un saluto è peggio, oh sì)

Musica bellissima che agita.

Ho bisogno di luce del Nord.

“Ogni essere umano merita che gli si rimbocchino le coperte” (cit.)

Oggi non sono andata al corso. Da una situazione iniziale di “abbrutimento” che durava da qualche giorno devo dire che stamattina mi sono sentita di nuovo me stessa, più energica e motivata di prima.

Sarà la luna nuova?

Ho voglia di segnalare qualche link e qualche video vegan, nonchè la mia proposta di VegRing su BookCrossingItalia per il delizioso libro “Teany” di Moby e Kelly T.

[Non so quanti saranno i partecipanti considerato che molte persone appena sentono la parola vegan scappano a gambe levate... :)]

VegFacile: un facile percorso per capire il perché, ma soprattutto il come di questa scelta. Consigliatissimo!

Vegan e fame nel mondo: come sono collegati?

Chew on this Video: Ovvero: ruminaci sopra… Il filmato e’ in inglese, ma le immagini superano ogni barriera linguistica.

Le fabbriche degli animali - Viaggio nello sviluppo insostenibile:
Documentario girato negli allevamenti italiani che mostra le condizioni degli animali e spiega l’impatto sull’ambiente del consumo di alimenti animali.

Food for Life: missione umanitaria costituita da un gruppo di vegetariani che sta tentando di apportare miglioramenti nelle vite di persone che soffrono la fame.

Soluzioni pratiche contro la fame nel mondo

“Se seguissimo sempre e solo il senso comune questo mondo

sarebbe un posto buio in cui vivere”

(PS: come sei patetico. Tre giorni di tempo, tre giorni senza vederti. 

Lunedì mi sarò completamente dimenticata di te, anche se sarai davanti a me

non ti vedrò. 

Patetico, patetico, patetico.

Non posso farci niente, è una parola che ti dona) 

I awake to find no peace of mind,
I said how do you live as a fugitive?
Down here where I cannot see so clear
I said, what do I know?
Show me the right way to go

E’ matematico: se un weekend ho voglia di rimanere chiusa in casa il telefono non smette di squillare o di fare tiiitip (per i profani: il tradizionale suono nokia dell’sms ricevuto). Quando invece avrei voglia di uscire e fare le ore piccole…silenzio. Questa volta è toccato al primo caso: due giorni di casa, pantofole, cioccolata calda, musica.

Ho tirato qualche pacco, mandato qualche sms misterioso

(”ho avuto un contrattempo, rimandiamo, poi ti dico”),

rimuginato sul fatto che C. non mi convince più come qualche settimana fa.

Credo mi voglia allontanare da chiunque passi con me più di mezz’ora:

sarà un caso ma per lei sono tutti negativi.

Se le dico che a volte mi sembra che esageri spalanca quegli occhi da scimmietta

e dice che certe cose le sente.

Ad ogni modo sottovaluta il mio istinto. Non credo debba sentirsi in diritto di prevaricare con l’atteggiamento da saggia nonnina. Finora me la sono cavata egregiamente senza i suoi consigli, tanto è vero che quando sono successi dei disastri è sempre stata una questione di testardaggine, più che altro.

Purtroppo il mio istinto, con i dovuti margini di errore, funziona benone.

Sono io che lo boicotto.

Domani è lunedì. Sono stanca dei soliti giochini, voglio stare lì dentro tranquilla

senza dovermi premere la fronte tutte le volte con la mano per non vederlo davanti a me.

Sono dei Gemelli in fondo: mi autoconvincerò che mi stufo facilmente delle cose e delle persone

(anzi, facciamo non delle persone in generale, ma di lui).

Se poi penso alle scene patetiche di venerdì

-come ha detto l’altro ”ma è uno sfigato!“-

il gioco dovrebbe essere fatto.

L’importante è che non mi rivolga la parola e soprattutto

che non mi fissi come fa a volte,

quando con uno schiocco di dita vorrebbe che corressi da lui.

Domani farò finta di niente, magari mi convinco.

Per iniziare la settimana in dolcezza ecco invece la

torta al cioccolato vegan

(da cookaround, già sperimentata dalla sottoscritta con successo)

*** INGREDIENTI ***
200 gr di farina 00
125 gr di zucchero
80 gr di cacao amaro in polvere
60 gr di olio di semi
1/4 cucchiaino di bicarbonato di sodio
1/4 cucchiaino di sale
1 cucchiaino di vanillina
200 ml di acqua fredda
1 barretta di cioccolato (va benissimo il comune cioccolato fondente)
1 cucchiaio di aceto di vino

*** PROCEDIMENTO ***
In un boccale unire tutti gli ingredienti secchi (quindi farina, cacao in polvere, zucchero, sale, bicarbonato, vanillina) e mescolare.
Unire gli ingredienti liquidi (olio, acqua, aceto)
e mescolare con le fruste, fino ad ottenere un composto abbastanza denso.
Accendere il forno a 180°.
Versare il composto in una teglia oliata e infarinata, con le mani spezzettare la barretta di cioccolato e disporre i pezzi sulla superficie senza affondare troppo (la quantità di cioccolato è a vostra discrezione)
Infornare alzando la temperatura a 200°, fino a prova stecchino (a me son bastati 15 min).

A: “Quel posto mi sta facendo diventare scema:

mi sono trovata come se niente fosse ad ascoltare Bersani tutta presa

dalla lettura di un libro di Fabio Volo.

E’ grave.

Aiuto!”

B: “Ti manca solo Concato”

A: “Uccidetemi, in caso.”

Tra ieri notte e oggi pomeriggio ho realizzato lucidamente che

i miei tre ultimi anni di vita sono stati assolutamente vuoti.

La scoperta piacevole è che da settembre in poi le cose sono molto cambiate.

Non è necessario essere felici ma me la cavo, ecco.

Troppo cerebrale per capire
che si può star bene senza calpestare il cuore,
ci si passa sopra almeno due o tre volte i piedi
come sulle aiuole.

Stasera vorrei dire tante cose, ma non so da che parte incominciare.
E.R. a volte mi spezza il cuore.
Non ha senso questo post, ma fa lo stesso.
Punto.

Questa settimana è precisamente così:

“When you try your best, but you don’t succeed
When you get what you want but not what you need
When you feel so tired but you can’t sleep”

Sono stanchissima: studio ma è come se non studiassi,

vado al tirocinio e ne esco senza forze

(sono arrivata al punto di implorare gli operatori che mi facessero riapparecchiare i tavoli pur di fare qualcosa altrimenti le ore
non passavano più),

arrivo nel letto senza sonno e dormo poche ore (agitate da mille sogni)
per poi essere più stanca di prima.

Oggi credo di aver fatto un po’ la gatta, ho avuto un mezzo successo, poi il crollo,

poi una piccola ma rilevante informazione che mi fa supporre di essere semplicemente
un filino paranoica…

Ma è la solita storia: when you get what you want but not what you need.

Informazione di servizio che cambierà la vita a chiunque legga: mi sono comprata un cappottino leggero nero e un maglione verde, ma soprattutto un’altra magliettina S.

Il piacere che provo nel poter comprare tranquilla in un negozio da qualche mese a questa parte non ha prezzo,

se considerate che a giugno 2006 portavo taglie forti e ora vesto sul 44.

(o meglio, un prezzo lo ha, ma non essendo mai stata una patita dello

shopping i danni sono molto limitati).

Stasera teatro, anche se la mia voglia di uscire nuovamente di casa è pari allo 0,01%…

Giusto per rimanere ferma nelle mie decisioni (vedi post precedente) tra poco ho appuntamento per un aperitivo

super alcolico.

Il mio fegato sta preparando i bagagli. Io no!

…considerata la nottata scorsa sono al solito punto: voglio diventare astemia.

Non è dignitoso trovarsi su un taxi alle tre di notte con la grande preoccupazione di non biascicare troppo l’indirizzo al tassista o camminare a zig zag per piazza De Ferrari (nel tentativo di raggiungere il sopracitato taxi). Sarebbe almeno decente dimenticarsi, in preda ai fumi dell’alcool,

certe scene squallide della serata,

invece mi ricordo tutto.

Doveva essere una serata tranquilla in compagnia di qualche amica e invece

all’ultimo si è invertita la situazione.

Colpa di una festa anni ’80 alla quale non siamo volute andare.

Così la serata è stata costellata da incontri ”ameni”.

Dopo un buon Nero d’Avola accompagnato da un aperitivo

molto buono e molto salato come piace a me

siamo finite a casa di un fumettista che a 45 anni

crede di essere un alieno immortale,

vive con sei gatti (bellissimi) e mangia solo latte e biscotti.

Piccolo problema: l’odore terrificante che mi ha scatenato mal di testa e ondate di nausea. I gatti sono divini, ma bisogna anche pulire dove sporcano, di solito.

Piccola nota: mai fidarsi quando ti dicono

“saliamo su solo dieci minuti, poi andiamo via”.

Siamo rimaste lì quasi due ore.

Uscite all’aria fresca siamo finite in un bar. Conosco il dj, un simpatico goth boy, con il quale facciamo una chiacchierata tranquilla. Poi, non so bene come, ci troviamo a dover tenere lontani da noi due individui che hanno provato fino all’ultimo a portarci via con le più meschine intenzioni.

Uno dei due continuava a dirmi che assomiglio a Janis Joplin.

Solite scene tristi del “lasciami il tuo numero”, “scappiamo insieme”, “fammi vedere la tua mano”.

Sempre questo mi ha letto la mano, auspicandomi la famosa scelta che ad un certo punto della mia vita dovrò fare e che tutti quelli che me l’hanno letta hanno sempre citato. Questo inventava lì per lì, ma non si sa mai.

I tentativi di approccio dei due individui sono stati faticosi e insistenti, ma alla fine ce la siamo cavata e io mi sono resa conto di quanto volessi in quel momento che al posto loro ci fosse lui. (Inizio a dare segni di cedimento ed è allarmante: volevo bere per non pensarci e invece toh, sempre in mezzo ai pensieri!)

La serata si è conclusa con la sottoscritta chiusa nel bagno dell’amica in miserevoli condizioni.

Inutile dire che oggi mi sento come se una mandria di bisonti mi fosse passata sopra.

E sono di nuovo al punto di partenza, preoccupata per come si comporterà con me domani.

Meschina.

Stasera tra la preparazione di un cous cous e un sughetto d’uvetta ho ascoltato dopo parecchio tempo ”Buena Vista Social Club“ (1997)

Quanti colori ci sono in musica simile?

Tanti, tantissimi.

Ho ballato davanti ai fornelli, chiuso il frigo con un’ancata, sculettato mentre

preparavo l’insalata.
Ho cantato come di solito non faccio quando non so i testi.

Ho capito qualcosa.

Mi sono ricordata di respirare.

Ho tanti colori dentro. Sono un’esplosione di colori, ma lo dimentico sempre.

Questo potrebbe servirmi per evitare di perdere la mia pace interiore per colpa

di un tizio con la mentalità da 15enne attratto pateticamente da qualsiasi

cosa abbia al suo interno la parola

oscuro“.

Tu non sei oscuro come vorresti sembrare.

Sei patetico e, al massimo, in scala di grigi.

Ma io ho tanti colori dentro e come me tante altre persone.

Domani mattina cercherò di chiudere il capitolo e di guardarti in una diversa prospettiva.

Grigina. 

Masochista e stupida, stupida, stupida.

Una pianta senz’acqua.

De Ferrari, Genova. By Cienne

Bisogna risollevarsi o almeno mandare giù il boccone, nasconderlo in tasca,

ignorarlo.

Ieri è stata una giornata piena di amici di vecchia data ma anche di nuove

conoscenze stimolanti e solari.

A volte basta una fetta di torta offerta da una persona che avevi sottovalutato,

un sorriso d’incoraggiamento,

un abbraccio.

O sedersi alle due di notte sui gradini del Palazzo Ducale con due amici preziosi

a chiacchierare, a raccontare, a ridere.

Basta fuggire il prima possibile da una movida assordante e inadeguata alla serata.

Basta ignorare dei baristi che, vedendo due ragazze ordinare un Irish Coffee,

fanno battutine imbecilli.

Basta vedere il tramonto dalle alture di Genova mentre imperversi in motorino

con una tua cara amica.

Basta proprio poco, ma è un poco preziosissimo.

So I look in your direction,
But you pay me no attention,
And you know how much I need you
But you never even see me 

Ieri è stato squallido. Estremamente squallido.

Oggi mi aspettavo scene imbarazzanti, ma non c’era.

Per un po’ di giorni la situazione è quindi tranquilla.

Ma se cercavo di rimanere lucida, fredda e distaccata…

beh, oggi no.

Oggi sono malata. Non di amore, no di certo.

Ma di qualcosa sono malata.

Mi stringe lo stomaco.

Cioccolata, ”About a boy”, Coldplay.

Magari domani guarisco.


C’è una musica anche per cucinare piatti elaborati e per lavare i piatti:
chill out (lounge-electro-world) o Paolo Conte.

[Con chill out metto nel calderone Thievery Corporation, Tosca, Gotan Project, Joyce y la Banda maluca,
Zero 7 e, quando ci sono proprio tantissimi piatti da lavare o si sta lavorando ad una ricetta complicata e lunga, Moby]

Non sono l’unica a pensarla così e l’ho scoperto per caso: se la chill out (passatemi il termine) è piuttosto scontata,

Paolo Conte ci ha sorpresi.

“Non vorrei dire, ma se ascolto Paolo Conte per caso mi viene in mente il mio lavabo, i miei piatti, la mia cucina”

“Anche a me!”

Se andate ospiti in qualche casa del centro storico genovese all’ultimo piano molto probabilmente sentirete, soprattutto in primavera, della musica jazz o chill out arrivare dai vicini: scommettiamo che nella maggior parte dei casi stanno lavando i piatti?

Dovrebbero abolire il sabato pomeriggio a casa, anzi, proibirlo. Fuori dev’essere stata una bella giornata, non lo so. Ho acceso una candelina alla finestra e mi è sembrata un’aria primaverile. Chiusa in casa come un topo in trappola, sogno lande desolate ma alla fine sono sempre qui. Più devo stare a casa e più ho voglia di uscire, ma fino a lunedì non se ne parla. Di là arrivano i soliti lamenti, sospiri e sbuffi, ma ormai è un’abitudine, rischio di non sentirli neanche più, non è affar mio.

Aspetto. No. Aspetto.

Lunedì sarà il solito gioco: ”facciamo a gara a chi non guarda l’altro per più tempo”. No. Lunedì sarà il solito gioco: ”facciamo a gara a chi non guarda l’altro per più tempo”.

Ho bisogno di aria. 

…son tornata! Finalmente mi sono decisa e sono tornata un’attiva bookcorsara. Una volta ero registrata con un altro nickname, ora sto meditando di andare al BC meet up di martedì prossimo…

http://www.bookcrossing.com/mybookshelf/MagalieDubois

Buona lettura!

Eccovi un uomo
uniforme

Eccovi un’anima
deserta
uno specchio impassibile

M’avviene di svegliarmi
e di congiungermi
e di possedere

Il raro bene che mi nasce
così piano mi nasce

E quando ha durato
così insensibilmente s’è spento

G. Ungaretti, 1916

In extremis, ma sono salva.

Dopo neanche tre mesi eri diventata un incubo ma me ne sono accorta solo dopo, quando ho provato un immenso sollievo per una settimana in seguito alla tua “scomparsa” dal corso. Finalmente posso sentire lo squillo di un cellulare senza sentirmi male, posso riprendere tutti gli impegni di questo mondo senza doverti tenere in conto, neanche fossimo stata unite da un grande amore. Posso andare in giro con persone che non mi fanno vergognare in pubblico.

Abbiamo passato dei bei momenti insieme, non lo nego. Ho tentato di provare qualche senso di colpa per averti mandata così in crisi ma d’altra parte sei appena maggiorenne, ci siamo passati tutti, qualche facciata fa bene.

Buon tutto.

Aggiornamento 24.2.07:

ho trovato il tuo blog anche se hai cambiato indirizzo. Leggo gli stessi nomi, le stesse battute.

In un post hai usato alcune mie espressioni tipiche, ma vedo che non hai parlato di quello che è successo.

Mi aspettavo vomitassi il tuo rancore, la tua rabbia o la tua felicità, ma aveva ragione chi mi diceva che come ti eri attaccata troppo presto, velocemente ti saresti staccata.

Alla faccia dei miei sensi di colpa. Meno male. Ora l’unico inconveniente è il rischio di incontrarti per caso in centro, ma c’è sempre la chance del far finta di niente e camminare veloce.

Ancora buon tutto.